I sannicolesi, dal canto loro, ambivano ad ottenere una porzione di territorio adeguata al fabbisogno del nuovo Comune, che contava già allora circa 3000 abitanti, e proponevano i confini qui a destra.
Dopo tante inutili riunioni, finalmente si addivenne ad una
sorta di transazione: Gallipoli avrebbero accettato tutti i confini amministrativi
proposti dai sannicolesi, eccetto quello ad ovest, esteso fino al mare. Da quel lato una sottile striscia
di territorio sarebbe rimasta ai gallipolini, in quanto, secondo questi ultimi, troppo onerosa sarebbe stata la perdita del
dazio sul pescato lungo quel tratto di mare. I rappresentanti di Sannicola
in principio erano recalcitranti, anche perché le entrate del nuovo Comune in tal modo sarebbero stato
deficitarie, ma alla fine si lasciarono
convincere grazie anche all'impegno, messo per iscritto dalla Commissione ripartitrice ed approvato all'unanimità, che non appena quella tassa fosse stata abolita, i due
Comuni, come appariva naturale, avrebbero definito la cessione della fascia costiera cha andava dal Ponticello
(ora Rivabella) alla Montagna Spaccata.
Purtroppo, però, la cessione della fascia costiera non avvenne mai più, né quando la tassa fu abolita, né successivamente.
Un vero e proprio scippo, che ha privato Sannicola del suo naturale sbocco a mare, e che è
stato ed è tanto più bruciante in quanto le marine che si sono
sviluppate lungo quel litorale (Rivabella, Padula
Bianca e Lido
Conchiglie) sono sorte divise fra i due Comuni ed hanno per questo subìto
tante negative vicissitudini che si
perpetuano tuttora. Nonostante le cicliche richieste di Sannicola per entrare in
possesso di quanto stabilito quasi un secolo fa, non vi sono molte
speranze, purtroppo, di un riparatorio provvedimento di
cessione.
I confini del nuovo Comune di Sannicola per circa tre anni, dal 1908 al 1911 furono oggetto di aspre discussioni tra i rappresentanti di
Sannicola e Gallipoli. I gallipolini, infatti, volevano ridurre il nuovo
Ente entro confini ristrettissimi, come si vede dalla cartina a fianco.
(In arancio Sannicola, in verde Gallipoli)

I confini di Sannicola vennero poi inaspettatamente modificati nel 1928.
Già dal 1924 il confinante Comune di Tuglie, infatti, nato sugli antichissimi -ma non ampi- confini del feudo dei duchi Venturi, reclamava a gran voce dai Comuni vicini che gli venisse ceduto parte dei rispettivi territori.
Tali Comuni, fra i quali Sannicola, contestavano energicamente tali pretese, asserendo che essi non avevano colpa se Tuglie, fin dal suo sorgere, aveva avuto un feudo così ridotto.
A parte questo, Sannicola, che già aveva perduto in partenza la fascia
costiera, si dibatteva in quegli anni in serissime difficoltà economiche a causa dell'insufficienza delle entrate, e ridurne il territorio avrebbe significato aggravare maggiormente la crisi finanziaria.
Alla fine, però, intervenne il gerarca Starace, originario di Sannicola, il quale propose (in realtà
impose) al suo Comune di cedere una parte del feudo confinante con Tuglie.
Da quel momento questi sono i confini di Sannicola:
Nel territorio ceduto da Sannicola, tra l'altro, vi era la caratteristica Masseria Aragona, degna di nota a causa della sua antichità.