I basiliani di Gallipoli
I basiliani di Gallipoli
Secondo antiche testimonianze, in Gallipoli i monaci basiliani avevano costruito un grande monastero intitolato a Santa Maria delle Servine,
lungo le mura della città, e precisamente nel luogo in cui attualmente sorge il convento dei Domenicani. Il magnum monasterium Sanctae Mariae Servinarum venne distrutto
nel 1284 (o 1269, secondo tesi più recenti e documentate) a seguito della presa e del saccheggio della città
ad opera dell'esercito di Carlo d'Angiò.
Oltre a quell'antichissimo monastero, nel territorio dell'originaria diocesi gallipolina gli insediamenti basiliani (monasteri e/o piccole chiese)
un tempo erano molto numerosi, in un'epoca nella quale non solo il clero, ma anche il rito religioso, la lingua, le influenze culturali e letterarie, i costumi erano greci.
L'acme della presenza basiliana sul territorio venne raggiunto, probabilmente, tra il secolo XII e gli inizi del seguente. Nel solo feudo della città ionica sono testimoniati i monasteri di San Mauro, di San Salvatore, di San Pietro dei Samari, di S.Stefano de Fonte (de Pygi in greco), di San Tirso e di Santa Maria de Ligiro, oltre a molte chiesette come quella di Santa Maria de Atoca ("luogo sterile") in Rodogallo.
Molti di questi monumenti non esistono più da secoli, travolti anch'essi dal rapidissimo tracollo dei basiliani, verificatosi agli inizi del XIV secolo; quelli che sono sopravvissuti versano in pessime condizioni di conservazione.
Fra questi ultimi, in territorio di Sannicola, si trovano gli insediamenti di San Mauro e
San Salvatore.
Gli altri insediamenti
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