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I casini

I casini

 

 

Nelle campagne di Sannicola ed in particolare lungo la direttrice Sannicola-Alezio si trovano numerosi casini, cioè abitazioni signorili in stile costruite a partire dai primi anni del Settecento.

Perchè situata la città [Gallipoli] sopra di uno scoglio, lontana dalla Campagna, ne deriva che i costui abitanti non godono delle bellezze, che la natura presenta nelle diverse stagioni dell'anno. E' perciò, che i Gallipolitani sopra tutti gli altri della provincia sono stati, e sono più attaccati, ed appassionati a passar villeggiando i più bei mesi dell'anno, per godere dell'aria campestre, segnalandosi tra i primi nella magnificenza de'comodi casini. Tralle contrade del territorio, conosciute sotto varie denominazioni, si è creduta la più deliziosa e salubre quella detta di Rodogallo, menzionata dal Padre Bonaventura da Lama nella sua Cronaca.

L'osservazione del Ravenna, annotata nel 1836 a a pag. 85 del suo libro Memorie istoriche della Città di Gallipoli, fotografava fedelmente una situazione che però risaliva almeno agli inizi del secolo precedente. Una serie di circostanze favorì questo fenomeno: anzitutto la floridezza economica dei latifondisti gallipolini (affiancati poi dai grandi commercianti), dovuta in massima parte alle fortune del mercato dell'olio, e poi la tranquillità sociale, l'assenza di nemici esterni e non ultima la riscoperta di una vita che nell'otium di classica memoria, reso possibile dalla campagna, assicurava di ritemprare lo spirito ed il corpo. Fu così che nel vasto agro gallipolino, fino ad allora caratterizzato solo da poche più antiche masserie, insediate in zone rocciose e macchiose, e dalle casette a pian terreno abitate dai primi contadini che lasciarono le città nella seconda metà del Seicento, iniziarono a fiorire nel giro di pochi anni molte splendide dimore, costruite al centro delle estese tenute agricole delle famiglie benestanti di Gallipoli: Coppola, Raymondo, Rossi, Pirelli, Micetti, Briganti, Starace, Stajano, Monittola, Stevens...

Sorgevano dei veri e propri gioielli nella fertile campagna, in particolare in contrada Rodogallo e lungo l'asse Sannicola-Alezio. Ogni villa aveva un suo inimitabile stile, che già da lontano doveva far intuire il gusto ed il benessere del proprietario. Un ingresso monumentale precedeva il lungo viale d'accesso, spesso ombreggiato da pergole poggiate su colonnati di gusto classico; si arrivava così al casino, costruito quasi sempre su due piani ed con la facciata orientata verso est, a motivo del maggiore irraggiamento solare. Sul retro il casino immetteva nel giardino chiuso, così chiamato in quanto recintato da un alto muro di conci di tufo. Era destinato all'uso esclusivo dei proprietari e dei loro ospiti, ed in esso elementi immancabili erano i vialetti che lo dividevano simmetricamente, spazi dedicati alla contemplazione o alla conversazione immersi nel verde e muniti di ampi ed artistici sedili in pietra, pozzi monumentali, nicchie con santi affrescati ove sostare per conversare o recitare il rosario.

Un altro elemento costante di queste ville era la cappella privata, costruita a beneficio dei villeggianti e spesso anche dei contadini dei dintorni. I regi divieti di costruzione di oratori privati venivano sistematicamente aggirati con i più diversi pretesti, ed in tal modo ogni villa poté avere la sua graziosa chiesetta. In ognuna, in virtù di legati, si celebrava la messa domenicale per tutto il periodo da maggio ad ottobre-novembre, durante il quale la famiglia del proprietario vi si tratteneva.

Alcune di queste ville nell'Ottocento divennero sede degli incontri segreti tra i "patrioti" gallipolini che cospiravano contro il potere borbonico: erano meno sorvegliate rispetto alle loro dimore situate nell'angusta, e perciò facilmente controllata, Gallipoli. Presso il suo casino, in agro di Alezio, tra l'altro, venne arrestato il patriota Epaminonda Valentino, che poi morì in carcere.

Casino CostaOggi la maggior parte dei casini sono in stato di abbandono, alla mercé dei ladri su commissione che, trafugata ormai l'antica mobilia, hanno in moltissimi casi provveduto alla spoliazione degli antichi elementi decorativi degli ingressi o dei viali scolpiti nel tufo o nella pietra leccese, non risparmiando neppure le chiesette.



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