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I Messapi abitavano nell'
I MESSAPI
(seconda parte)
Primi scontri
con Roma
Per quanto riguarda i primi
rapporti tra Romani e Messapi, il racconto degli storici è assai ambiguo e
confuso, se non apertamente contraddittorio. Per spiegare queste
incertezze, a mio avviso, non è secondario tener presente che
agli scrittori greci e romani mancava probabilmente la prospettiva di una contrapposizione tra città
messapiche filo-greche, legate a doppio filo a Taranto, e città messapiche "lealiste",
prospettiva che pare molto attendibile in base agli studi più recenti, in cui
viene evidenziata l'assenza di unità politico-militare della Messapia già nel
IV secolo a.C. (vedi prima parte).
Pare inoltre probabile che gli storici,
tra cui Livio, abbiano fatto parecchia confusione tra Lucani, Messapi, Salentini
e Peuceti (vedi più sotto l'assedio di Thuriae, episodio che peraltro sembra duplicato).
Al 326 a.C. si fa risalire la prima spedizione romana contro i
Sallentini,
dagli esiti incerti. Non
si è certi di quali popolazioni pugliesi fossero raccolte sotto questo nome,
diverso da Messapi.
Nel 319 a.C. alcune città
messapiche (quelle "lealiste"?) strinsero un
trattato di amicizia con Roma,
il quale, come di solito, prevedeva
l'intervento armato di Roma in caso di attacchi nemici contro tali città.
Nel 307-306 a.C. l'esercito romano condusse
una seconda campagna militare contro i Sallentini.
Nel frattempo, permanendo le ostilità con le
popolazioni confinanti, e cioè con Lucani, Apuli e Messapi, Taranto
fu
indotta a siglare nel 303 a.C. un trattato di non belligeranza con Roma. Non
sappiamo cosa spinse Roma, che partiva da un posizione di maggior forza, a concludere questo
accordo; forse le tante guerre
che stava conducendo contemporaneamente in Italia le imponevano di prendere tempo con la ricca
città ionica. Comunque sia, il trattato stabiliva, fra l'altro, che nessuna nave romana potesse
superare il capo Lacinio, presso Taranto, e senza dubbio danneggiava
gravemente i Lucani, gli Apuli ed i Messapi, nemici dei Tarantini e già alleati di Roma.
Subito dopo questo trattato, infatti, ci viene riferito che una parte dei Messapi (?) defezionò da Roma,
ritenendo probabilmente l'accordo concluso tra Romani e Tarantini un tradimento del trattato del
319.
A dimostrazione che le
popolazioni italiche in lotta con Taranto non si sbagliavano sulle reali
intenzioni della città ionica, quest'ultima, immediatamente dopo aver siglato il trattato con Roma, chiamò in suo aiuto
un altro condottiero in cerca di gloria, Cleonimo di Sparta.
Costui espugnò la messapica (secondo Livio) Thuriae, città alleata di Roma in base
forse al
trattato del 319. [Questo centro pare di incerta collocazione nel Salento; è
stato ipotizzato,
però, che si trattasse di Bari
o di un'altra città peuceta preso Gioia del Colle. Se così fosse, sarebbe
provata la confusione tra le popolazioni pugliesi nella ricostruzione degli
storici.]
Secondo le fonti, l'assedio di Turi provocò
l'immediata reazione militare delle
altre città messapiche (e/o peucete) le quali, prima ancora dell'arrivo degli aiuti romani,
costrinsero l'invasore straniero a reimbarcarsi in tutta fretta con tutto il suo
esercito.
Il patto del 303 tra Roma e Taranto durò
all'incirca un ventennio
e si concluse bruscamente per un episodio che vide protagonista, ancora una volta, la
messapica (o peuceta) Turi,
che era assediata
dai Lucani. In forza dell'alleanza con Roma, Turi ne chiese nuovamente l'aiuto,
ottenendo l'invio di truppe imbarcate su una flotta. Quest'ultima
nel 282
a.C. fece ingresso (volontariamente?) nel porto di Taranto, e ciò fu
sufficiente ai
Tarantini come casus belli.
Pirro
Dopo la dichiarazione delle ostilità, Roma organizzò una prima spedizione in Puglia nel
280 a.C., che in battaglia riuscì vittoriosa
contro Tarantini e Messapi
(di questi ultimi, probabilmente, solo
le città filo-tarantine).
Dopo la sconfitta, temendo
l'imminente occupazione romana, Taranto
si affrettò a chiamare in suo aiuto Pirro,
ambizioso condottiero dell'Epiro,
che arrivò in forze in Puglia. Costui, secondo gli storici, per le sue
campagne militari contro Roma si servì
anche di truppe messapiche. Ignoriamo, però, se, nel corso di questa
guerra, tutta la Messapia si schierò a favore di Pirro e con Taranto, oppure
solo una parte.
Il condottiero epirota
ottenne due vittorie contro i Romani nel 280 e nel 279 a.C.,
le quali, come è noto, costituirono in realtà un vero bagno di sangue per entrambi gli
schieramenti (da cui l'espressione vittorie di Pirro). Ma
Roma riuscì a riorganizzarsi ed inviò un'altra spedizione nel
275 a.C.,
che ottenne una schiacciante vittoria contro Pirro ed i suoi alleati dell'Apulia.
Subìta la sconfitta, Pirro si dovette convincere che non era più possibile
contrastare efficacemente i Romani e lasciò l'Italia definitivamente,
abbandonando gli alleati alla mercé della vendetta di Roma.
I Romani ebbero così tutto
il tempo di
preparare indisturbati dapprima la presa di Taranto (272 a.C.) e poi
delle residue città messapico-salentine che ancora si opponevano loro (267-266 a.C.),
completando la conquista dell'Apulia, che da quel momento divenne la
Regio Secunda dei vincitori. La
punizione romana dovette essere esemplare. Tra l'altro da quel momento
i
Messapi furono costretti,
insieme agli Iapigi, a
fornire permanentemente un numero spropositato di truppe ai vincitori, cioè 50.000 soldati e 6.000
cavalieri.
Annibale
Ma le sventure belliche per il Salento erano purtroppo destinate a continuare pochi
decenni dopo, in occasione delle guerre puniche.
Nel corso della prima guerra punica
i Messapi rimasero fedeli ai Romani.
Durante la seconda guerra
punica, l'evento cruciale fu la battaglia di Canne nel 216
a.C., ai confini del
territorio messapico, che annientò l'esercito romano: secondo Livio,
nella battaglia perirono 70.000 uomini fra Romani ed
alleati Italici, compresi fra questi ultimi i Messapi. Conseguita la strepitosa
vittoria, Annibale,
anzichè marciare su Roma, si dedicò a combattere contro le città
meridionali che intendevano rimanere fedeli ai Romani, dopo aver lasciato in
Puglia una parte del suo numeroso esercito, Di
conseguenza, i Messapi si videro costretti ad allearsi con lui, con
la speranza, almeno, di
liberarsi dell'assoggettamento a Roma.
Lo stesso fecero gli Apuli, i Sanniti, i Bruzi, i Campani
ed i Lucani, tutti ex-alleati di Roma. Era una scelta obbligata, per chi aveva i
Cartaginesi in casa, a meno di non voler accettare da questi ultimi assedi e
distruzioni, in un momento in cui Roma non poteva prestare agli alleati alcun
tipo di soccorso.
Annibale infatti, anche dopo la
vittoria di Canne, si dedicò ad assediare talune città meridionali che non gli si
erano arrese spontaneamente, tra le quali Taranto. Quest'ultima, per la verità, gli era rimasta ostile
solo per la presenza in città di una
nutritissima guarnigione romana. Trascorso un altro po' di tempo nei famosi
ozi di Capua, il condottiero cartaginese finì inopinatamente per tornarsene in
patria.
E' facile immaginare quanto terribile
(di nuovo!) dovette essere l'immediata spedizione
punitiva
romana contro i "traditori" Italici, concretizzatasi per il Salento, tra il 212 (Taranto) e il 209
a.C. (Manduria).
Non deve essere un caso se quasi
tutte le terre salentine furono poi donate a veterani dell'esercito romano, destino che
veniva riservato alle terre dei nemici
più irriducibili.
Luigi
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