Homepage

Benvenuto Ospite nel portale di AnticaSannicola !  Sei il visitatore N.

Le foto

Storia e tradizioni

NOTE STORICHE

Storia di Sannicola

      Antiche contrade abitate

      I confini

      S. Maria delle Grazie

Chiesanuova

San Simone

L'antico Rodogallo

I basiliani di Gallipoli

      S.Mauro

      San Salvatore

I Crocefissi

I casini

L'agricoltura

Le masserie

IL PRESENTE

Un giro per il paese

Le spiagge

      Lido Conchiglie

      P. Bianca-Rivabella

      Foto...di mare

Le campagne

Foto-puzzles 1 2

NOTE DI STORIA SALENTINA

I MESSAPI

      La storia 1 2

     La lingua

      La civiltą

      Alezio messapica

I monaci basiliani

Le masserie

LA TRADIZIONE

Unitą di misura

Antichi recipienti

  Ringraziamento

  Avviso ai naviganti

Login

 Nickname

 Password

 Ricordami


Non sei ancora registrato?
Allora registrati subito per poter utilizzare tutte le risorse di AnticaSannicola.it!

I Messapi abitavano nell'

I MESSAPI (prima parte)

 

Origine

I Messapi occupavano la Puglia meridionale (province di Lecce e Brindisi, una parte di quella di Taranto, con le estreme propaggini in quella di Bari), e cioè sostanzialmente il territorio chiamato Salento. Si sa abbastanza poco di questa civiltà, se confrontata con altre di origine italica, sia per la scarsità di ritrovamenti archeologici significativi sia per le scarse ed a volte contraddittorie notizie pervenuteci dalle fonti antiche. Le incertezze iniziano già dal nome della popolazione in questione: come Messapi sono indicati presso le fonti greche più antiche, mentre i Romani a volte li chiamarono Messapi, a volte Salentini, a volte JapigiNon è chiaro quale fosse la differenza, ammesso che ve ne fosse una, tra questi appellativi.

I Messapi non erano autoctoni, ma arrivarono in Puglia intorno al IX-VIII secolo a.C. La regione di provenienza di questa stirpe ancora oggi non è univocamente stata identificata; le tesi in proposito sono sostanzialmente due, mutuate anche dalle fonti storiche: l'origine illirica, sostenuta dalla maggior parte degli studiosi moderni, e quella cretese-minoica, attestata anticamente in particolare dagli storici Erodoto e Tucidide, ma oggi decisamente minoritaria.

In ogni modo, quando i Messapi giunsero nel Salento si sostituirono e/o si integrarono agli indigeni che già da tempo abitavano in questa parte dell'Italia. I primi insediamenti messapici risalgono infatti al IX secolo, ma fu tuttavia in seguito, intorno al VII-VI secolo a.C. che la civiltà messapica raggiunse la massima espansione in tutto il Salento attraverso la fondazione e/o la conquista di città grandi e piccole, sia sulla costa che nell'interno. strada principale della città messapica presso Cavallino

In particolare, è stato notato che diverse città strategiche della Messapia si trovavano a pochi chilometri dalla costa (ne costituiscono esempi Aletium, Veretum, Valesium), ed erano collegate ciascuna ad un porto che serviva per alimentare i fittissimi scambi con tutto il bacino del Mediterraneo, dei quali si sono trovate inconfutabili testimonianze archeologiche. Quasi tutte, inoltre, sorgevano su delle alture naturali.

Due economie congiunte sostenevano la Messapia: da un lato quella agricola, che comprendeva in particolare la pastorizia e l'allevamento di cavalli, dall'altro quella commerciale, non certo secondaria. Sembra inoltre appurato che i Messapi furono anticamente dediti anche alla pirateria, attività lucrosa per chi si trovava ad abitare in una penisola strategicamente così importante. Dal Salento infatti si potevano controllare non solo le navi che attraversavano il Canale d'Otranto dirette nell'Adriatico, ma tutte quelle che facevano la spola tra oriente ed occidente, costrette a costeggiare la penisola salentina e a doppiare il Capo Iapigio (S.Maria di Leuca), dirette verso le più svariate destinazioni.

Centri maggiori conosciuti furono Valesium, Manduria, Orra (Oria), Cavallino, Uzentum (Ugento), Veretum, Aletium (Alezio), Roca, Basta (Vaste) e Rudiae, presso Lecce, patria del poeta latino arcaico Quinto Ennio. A nord, anche la città di Gnathia (Egnazia) fu messapica per un certo periodo.

 

La guerra con Taranto

Ma un pericolo mortale incombeva sulla Messapia e sulla prosperità della sua popolazione: Taranto.

Probabilmente i coloni spartani che sbarcarono intorno alla fine dell'VIII secolo a.C. a Taranto, secondo la leggenda comandati da Falanto, strapparono questa città portuale proprio ai Messapi. Fin dalla sua creazione, la neo-colonia spartana nella Magna Grecia divenne sempre più potente, grazie alla straordinaria conformazione geografica del porto ed alla collocazione strategica nella penisola pugliese. In breve Taranto divenne una vera e propria spina conficcata nel fianco della Messapia, alla quale non rimase che allearsi con Atene.

Taranto aprì le ostilità con i Messapi agli inizi del V secolo, allorquando mise in atto le sue ambizioni espansionistiche con le prime spedizioni militari. Iniziò allora la lunghissima guerra tra Messapi e Tarantini, aiutati dai rispettivi alleati ateniesi e spartani, che, tra alti e bassi, durò almeno 200 anni. Delle vicende belliche di questo lungo periodo non abbiamo molte notizie. Sappiamo che uno dei primi episodi, il più grave della guerra, fu rappresentato dalla presa e distruzione della messapica Carbina (attuale Carovigno, in provincia di Brindisi). I Tarantini, narrano le cronache, deportarono nella loro città molti giovani di Carbina, uomini e donne, che lasciarono nudi e legati presso un tempio, a disposizione di chiunque volesse soddisfare le sue voglie.

A questo episodio si deve probabilmente aggiungere anche la distruzione dell'ignota città messapica (forse Sybar) presso l'odierna Cavallino, proprio agli inizi del V secolo. La città non venne mai più ricostruita.

Dopo questi fatti i Messapi, chiamate a raccolta tutte le loro forze, reagirono ottenendo nel 473 a.C. una grandissima vittoria contro i Tarantini ed i loro alleati Reggini, ("la più grande strage di greci fra tutte quelle di cui si ha conoscenza", commenta Erodoto VII,170), che ne bloccò per parecchio tempo le voglie espansionistiche. 

Nel resto del V secolo infatti fra i due contendenti non sono più testimoniati scontri diretti, ma solo indiretti: nel 443 a.C. i Messapi aiutarono gli alleati Ateniesi a fondare Turi in Calabria e dieci anni dopo cercarono di opporsi, senza successo, alla fondazione di Eraclea da parte di coloni spartani. Tucidide VII, 33, 3-4 riferisce poi di un dynàstes (termine equivalente a "signore assoluto") messapico di nome Artas che nel 413 a.C., in nome di un antico trattato di amicizia tra Messapia e Atene, fornì 150 lanciatori di giavellotto per supportare la spedizione ateniese in Sicilia, nell'ambito della cosiddetta guerra del Peloponneso tra Sparta ed Atene.

 

A distanza di circa un secolo dalla terribile sconfitta patita nel 473 a.C., il tarantino Archita alimentò nuovamente le ambizioni dei suoi compatrioti. Memore degli esiti letali dello scontro frontale di un secolo prima, mise in atto una diabolica strategia verso i Messapi: non attaccarli in blocco, ma minarne dall'interno il potere. Secondo una tesi accreditata tra gli storici moderni, Archita infatti si impadronì in primo luogo di alcuni porti mercantili messapici e quindi delle città ad essi collegate: fra i primi sicuramente Brindisi e Gallipoli (quest'ultima porto di Aletium), conquistate appunto verso la metà del IV secolo. In più sappiamo che un suo successore fondò nella Messapia almeno due città, con l'evidente scopo di rafforzare sempre più le posizioni di Taranto. Il piano col tempo ebbe successo: alcune città, già messapiche e passate nel frattempo ai Tarantini, iniziarono a fungere da testa di ponte contro le ex alleate, dando vita a spedizioni belliche fratricide, defatiganti e sanguinose. Il Salento, fino ad allora unito, iniziò a divenire sempre più instabile, politicamente diviso tra città filogreche e città messapiche, in un declino lento ma inarrestabile. A quest'epoca si riferisce probabilmente lo storico latino Livio quando, in uno dei suoi soliti sbrigativi commenti, dice che un tempo le città messapiche erano potenti, ma si erano indebolite combattendo fra loro, al punto da ridursi al rango di villaggi.

Quando ormai la conquista completa della Messapia doveva sembrare vicina, i Tarantini per infliggere un colpo mortale ai nemici assediarono nel 338 a.C. la munitissima città di Manduria, probabile capofila delle residue città messapiche, invitando all'operazione anche il re spartano Archidamo alla testa del suo esercito. Evidentemente però i Messapi avevano ancora delle risorse notevoli, poiché l'assedio fu respinto e lo stesso Archidamo venne ucciso sotto la triplice cerchia di mura di Manduria (evento che destò molto scalpore nell'antichità).  

Per cancellare lo smacco subito, Taranto, che evidentemente era molto indebolita, chiamò in suo aiuto Alessandro il Molosso dalle regioni dell'Epiro. Costui, secondo quanto ci è stato tramandato, intorno al 330 a.C. condusse delle campagne militari vittoriose non solo contro i Messapi, ma anche contro i Bruzzi, i Lucani e alcune città greche dello Ionio, contribuendo ad indebolire tutte queste popolazioni dinanzi alla minaccia ormai imminente di Roma.

 

Luigi Bidetti 2004© Tutti i diritti riservati.

Designed By francesco pasca


AnticaSannicola č una personalizzazione di Luigi Bidetti realizzata con il gruppo di lavoro singlossia by Francesco Pasca
Le immagini ed i testi degli articoli sono di proprietą del webmaster, il resto dei legittimi autori che se neassumono la relativa responsabilitą. © 2000-2005

Powered by MD-Pro