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I Messapi abitavano nell'
I
MESSAPI (prima parte)
Origine
I
Messapi occupavano la Puglia
meridionale (province di Lecce e Brindisi, una parte di quella di
Taranto, con le estreme propaggini in quella di Bari), e cioè
sostanzialmente il territorio chiamato Salento. Si sa abbastanza poco
di questa civiltà, se confrontata con altre di origine
italica, sia per la scarsità di ritrovamenti archeologici
significativi sia per le scarse ed a volte contraddittorie notizie
pervenuteci dalle fonti antiche. Le incertezze iniziano già
dal nome della popolazione in questione: come Messapi
sono indicati
presso le fonti greche più antiche, mentre i Romani a volte li
chiamarono Messapi,
a volte
Salentini,
a volte Japigi. Non
è chiaro quale fosse la differenza, ammesso che ve ne fosse
una, tra questi appellativi.
I Messapi
non erano autoctoni, ma arrivarono in Puglia intorno al IX-VIII
secolo a.C. La regione di provenienza di questa stirpe ancora oggi
non è univocamente stata identificata; le tesi in proposito
sono sostanzialmente due, mutuate anche dalle fonti storiche:
l'origine
illirica,
sostenuta dalla maggior parte degli studiosi moderni, e quella
cretese-minoica,
attestata anticamente in
particolare dagli storici Erodoto e
Tucidide, ma oggi
decisamente minoritaria.
In ogni
modo, quando i Messapi giunsero nel Salento si sostituirono e/o si
integrarono agli indigeni che già da tempo abitavano in questa
parte dell'Italia. I primi insediamenti messapici risalgono infatti
al IX secolo, ma fu tuttavia in seguito, intorno al VII-VI secolo
a.C. che la civiltà messapica raggiunse la massima espansione
in tutto il Salento attraverso la fondazione e/o la conquista di
città grandi e piccole, sia sulla costa che nell'interno. 
In
particolare, è stato notato che diverse città
strategiche della Messapia si trovavano a pochi chilometri dalla
costa (ne costituiscono esempi Aletium, Veretum, Valesium), ed erano
collegate ciascuna ad un porto che serviva per alimentare i
fittissimi scambi con tutto il bacino del Mediterraneo, dei quali si
sono trovate inconfutabili testimonianze archeologiche. Quasi
tutte, inoltre, sorgevano su delle alture naturali.
Due
economie congiunte sostenevano la Messapia:
da un lato quella agricola,
che comprendeva in particolare la pastorizia e l'allevamento di
cavalli, dall'altro quella commerciale,
non certo secondaria. Sembra inoltre appurato che i Messapi furono
anticamente dediti anche alla pirateria, attività lucrosa per
chi si trovava ad abitare in una penisola strategicamente così
importante. Dal Salento infatti si potevano controllare non solo le
navi che attraversavano il Canale d'Otranto dirette nell'Adriatico,
ma tutte quelle che facevano la spola tra oriente ed occidente,
costrette a costeggiare la penisola salentina e a doppiare il Capo
Iapigio (S.Maria di Leuca), dirette verso le più svariate
destinazioni.
Centri
maggiori conosciuti furono Valesium,
Manduria, Orra (Oria), Cavallino, Uzentum
(Ugento), Veretum, Aletium (Alezio), Roca, Basta
(Vaste) e Rudiae,
presso Lecce, patria del poeta latino arcaico Quinto Ennio. A nord,
anche la città di Gnathia
(Egnazia)
fu messapica per un certo periodo.
La
guerra con Taranto
Ma un
pericolo mortale incombeva sulla Messapia e sulla prosperità
della sua popolazione: Taranto.
Probabilmente
i coloni spartani che sbarcarono intorno alla fine dell'VIII secolo a.C. a Taranto,
secondo la leggenda comandati da Falanto, strapparono questa città
portuale proprio ai Messapi. Fin dalla sua
creazione, la neo-colonia spartana nella Magna Grecia divenne sempre
più potente, grazie alla straordinaria conformazione
geografica del porto ed alla collocazione strategica nella penisola
pugliese. In breve Taranto divenne una vera e propria spina
conficcata nel fianco della Messapia, alla quale non rimase che
allearsi con Atene.
Taranto aprì le ostilità
con i Messapi agli inizi del V secolo, allorquando mise in atto le
sue ambizioni espansionistiche con le prime spedizioni militari.
Iniziò allora la lunghissima guerra tra Messapi e Tarantini,
aiutati dai rispettivi alleati ateniesi e spartani, che, tra alti e
bassi, durò almeno 200 anni. Delle vicende belliche di questo
lungo periodo non abbiamo molte notizie. Sappiamo che uno dei primi
episodi, il più grave della guerra, fu rappresentato
dalla presa e distruzione della messapica
Carbina (attuale
Carovigno, in provincia di Brindisi). I Tarantini, narrano le
cronache, deportarono nella loro città molti giovani di
Carbina, uomini e donne, che lasciarono nudi e legati presso un
tempio, a disposizione di chiunque volesse soddisfare le sue voglie.
A questo episodio si deve
probabilmente aggiungere anche la distruzione dell'ignota città
messapica (forse Sybar) presso l'odierna Cavallino,
proprio agli inizi del V secolo. La città non venne mai più
ricostruita.
Dopo questi fatti i Messapi,
chiamate a raccolta tutte le loro forze, reagirono ottenendo nel
473 a.C. una grandissima vittoria contro i Tarantini
ed i loro alleati Reggini,
("la più grande strage di greci fra tutte quelle di
cui si ha conoscenza", commenta Erodoto VII,170), che ne
bloccò per parecchio tempo le voglie espansionistiche.
Nel resto
del V secolo infatti fra i due contendenti non sono più
testimoniati scontri diretti, ma solo indiretti: nel 443 a.C. i
Messapi aiutarono gli alleati Ateniesi a fondare Turi in Calabria e
dieci anni dopo cercarono di opporsi, senza successo, alla fondazione
di Eraclea da parte di coloni spartani. Tucidide VII, 33, 3-4
riferisce poi di un dynàstes (termine equivalente a
"signore assoluto") messapico di nome Artas
che nel 413 a.C., in nome di un
antico trattato di amicizia tra Messapia e Atene, fornì 150
lanciatori di giavellotto per supportare la spedizione ateniese in
Sicilia, nell'ambito della cosiddetta guerra del Peloponneso tra
Sparta ed Atene.
A distanza
di circa un secolo dalla terribile sconfitta patita nel 473 a.C., il
tarantino Archita alimentò nuovamente le ambizioni dei suoi
compatrioti. Memore degli esiti letali dello scontro frontale di un
secolo prima, mise in atto una diabolica strategia verso i Messapi:
non attaccarli in blocco, ma minarne dall'interno il potere. Secondo
una tesi accreditata tra gli storici moderni, Archita infatti si
impadronì in primo luogo di alcuni porti mercantili messapici
e quindi delle città ad essi collegate:
fra i primi sicuramente Brindisi e Gallipoli (quest'ultima porto di
Aletium), conquistate appunto verso la metà del IV secolo. In
più sappiamo che un suo successore fondò nella Messapia
almeno due città, con l'evidente scopo di rafforzare sempre
più le posizioni di Taranto. Il piano col tempo ebbe successo:
alcune città, già messapiche e passate nel frattempo ai
Tarantini, iniziarono a fungere da testa di ponte contro le ex
alleate, dando vita a spedizioni
belliche fratricide, defatiganti e sanguinose.
Il Salento, fino ad allora unito, iniziò a divenire sempre più
instabile, politicamente diviso tra città filogreche e città
messapiche, in un declino lento ma inarrestabile. A quest'epoca si
riferisce probabilmente lo storico latino Livio quando, in uno dei
suoi soliti sbrigativi commenti, dice che un tempo le città
messapiche erano potenti, ma si erano indebolite combattendo fra
loro, al punto da ridursi al rango di villaggi.
Quando
ormai la conquista completa della Messapia doveva sembrare vicina, i
Tarantini per infliggere un colpo mortale ai nemici assediarono
nel 338 a.C. la munitissima città di Manduria, probabile
capofila delle residue città messapiche, invitando
all'operazione anche il re spartano Archidamo
alla testa del suo esercito.
Evidentemente però i Messapi avevano ancora delle risorse
notevoli, poiché l'assedio fu respinto e lo stesso Archidamo
venne ucciso sotto la triplice cerchia di mura di Manduria (evento
che destò molto scalpore nell'antichità).
Per
cancellare lo smacco subito, Taranto, che evidentemente era molto
indebolita, chiamò in suo aiuto Alessandro
il Molosso dalle
regioni dell'Epiro. Costui, secondo quanto ci è stato
tramandato, intorno al 330 a.C. condusse delle campagne militari
vittoriose non solo contro i Messapi, ma anche contro i Bruzzi, i
Lucani e alcune città greche dello Ionio, contribuendo ad
indebolire tutte queste popolazioni dinanzi alla minaccia ormai
imminente di Roma.
Luigi
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