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Le masserie salentine
Le masserie fortificate
In tutto il Salento tra la fine del Quattrocento e
fino al Seicento si andarono edificando le masserie fortificate.La masseria rappresentava
il coraggioso tentativo di una vita lavorativa che si svolgesse completamente al di fuori delle città, difese da mura poderose e soldati professionisti. Per tale motivo le fortificazioni
delle masserie erano indispensabili, anche se, probabilmente, servivano più a rassicurare gli abitanti che ad impedire un assalto in piena regola. Le masserie, che sorgevano in zone inutilizzabili per l'agricoltura tradizionale, sovrintendevano spesso alle colture del frumento, dell'avena e dei legumi, ma l'attività principale era rappresentata dall'allevamento di ovini, caprini e bovini dai quali si ricavavano ottimi formaggi e latticini,
nonché le carni di agnelli, capretti e vitelli.
La tipologia della masseria fortificata era più o meno sempre la stessa: un corpo centrale (torre), cui
originariamente si accedeva con una scala a
pioli, ritirabile in caso di pericolo, caditoie a protezione
delle poche aperture (porte e finestre), dalle quali far cadere pietre o olio
bollente, un muro di cinta dell'altezza
di circa 2 mt., costruito con pietre e terra impastata, che
delimitava un pezzo di terra non molto esteso chiamato li curti (dal latino cohors e greco chortos, recinto), destinato soprattutto a custodire le greggi.
Insieme al massaro ed alla sua famiglia, nella masseria vivevano poche altre famiglie,
incaricate di coltivare i terreni circostanti, di provvedere alla
pastorizia, ecc. Tutti costoro si ritenevano, nonostante i pericoli, fortunati, perché vivevano in una struttura che assicurava loro vitto e alloggio. Fortunato era soprattutto il proprietario della masseria, abitante in qualche vicina cittadina, che si ritrovava ad avere una sorta di gallina dalle uova d'oro, per via della merce pregiata che il massaro gli garantiva.
Come già detto, le masserie non potevano offrire una valida resistenza alle scorrerie dei nemici di turno ed i loro abitanti, che
erano semplici contadini, dovettero spesso soccombere alle angherie.
Dal Quattrocento al Settecento, perciò, tutti i nemici del Salento ebbero modo di mettere a ferro e fuoco queste strutture abitate che, essendo lontane dalle città, non ne potevano ricevere alcun
aiuto immediato. Particolarmente insidiose furono le scorrerie dei Turchi che, fino all'età dei lumi, erano soliti sbarcare di notte e, seguendo i sentieri, arrivare fino alle masserie dove depredavano, violentavano, deportavano o uccidevano.
Nell'agro di Sannicola sono sopravvissute diverse masserie,
anche se il loro stato è molto precario, tanto che qualcuna è
già crollata. Fra le diverse che si possono menzionare, la
Masseria Portolano, Masseria Crumisi, Masseria Camascia, ecc.
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