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Antiche unità di misura

Antiche unità di misura

 

 

Già da molto tempo prima dell'unità d'Italia, il Regno delle due Sicilie aveva delle proprie unità di misura, sia per le estensioni che per le quantità. Erano talmente radicate nella mentalità popolare che continuarono ad essere utilizzate anche dopo che furono nominalmente sostituite, verso la fine del XIX secolo, dalle attuali.
Scomparse da qualche decennio le antiche misure per le capacità, sopravvivono ancora nel linguaggio corrente, specie per gli anziani, le unità di estensione.

Per le estensioni, le misure erano la tomolata (in dialetto locale tumanata), la stoppellata (stuppiaddhata) e la picciolata.
La tomolata equivaleva a 63 are circa, più precisamente 62,57 are; la stoppellata valeva 1/8 di tomolata, quindi 7,8 are. La picciolata valeva mezza tomolata, quindi 31,28 are. (1 ara = 100 mq.)

 

TOMOLATA = 62,57 are
STOPPELLATA = 1/8 TOMOLATA = 7,8 are

PICCIOLATA =1/2 TOMOLATA= 31,28 are

 

Per gli elementi solidi, invece, esistevano recipienti appositi in ferro, che erano adoperati per vettovaglie come olive, cereali, legumi, ecc. Sulla falsariga delle misure per le estensioni, tali unità erano il tomolo, il pìcciolo e lo stoppello.
Il tomolo (tùmanu) corrispondeva a 55,54 litri attuali. Il recipiente consisteva in un cilindro di ferro al cui interno, centralmente, era infissa una sbarra di ferro sormontata, in corrispondenza dell'orlo, da una verzella. Il pìcciolo era la metà del tomolo e quindi conteneva 27 litri all'incirca. Lo stoppello (stuppiedhhu), che valeva anche in questo caso 1/8 di tomolo, conteneva dunque 6,8 litri circa. Gli usi locali prevedevano che il tomolo era da intendersi raso per cerali e legumi, e colmo invece per le olive.

Tomolo, picciolo, stoppello

Foto tratta dal Museo della civiltà contadina presso l'agriturismo "Casale Sombrino" (Supersano), che si ringrazia.

                        

Per i liquidi, ed in particolare per il vino, l'unità di misura era la salma (sarma) che valeva 175 litri. La decima parte di essa era il barile (valire per metatesi) di 17,5 litri. Il barile di una volta era in rame rossa, come quello in foto. 

Barile 

Per l'olio infine si usava la mina di 8,5 litri.

Il segno interno ad alcuni recipienti, che indicava il livello equivalente alla rispettiva unità di misura, era detto 'nnizzu.

Altri recipienti molto diffusi per acqua e soprattutto per vino erano la menza, una sorta di barile di terracotta e successivamente in rame o in lamiera stagna, lu bottu, un recipiente cilindrico sempre in rame rossa dotato di manico e becco, utilizzato soprattutto in cantina, la caratizza, una piccola botte che poteva essere caricata su un carretto, la tina o tinella, recipiente a tronco di cono.

 

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